Quest’anno il Pakistan ha trionfato sulla scena internazionale. Aver fermato l’escalation tra Stati uniti e Iran e aver mediato i primi tentativi di cessate il fuoco tra i due paesi ha presentato la Repubblica islamica del Pakistan come garante della pace a livello mondiale, un cambio di immagine radicale rispetto a quella di appena vent’anni fa, quando era considerata un hub terroristico. Ci si chiede se il regime ibrido di Islamabad svolga la stessa funzione pacificatrice all’interno dei suoi confini.
IL TERRITORIO conteso di Jammu e Kashmir amministrato dal Pakistan, noto come Azad Kashmir (Kashmir libero), torna tristemente alle cronache internazionali, tanto che il governo centrale di Islamabad ha limitato l’accesso a internet e il diritto di cronaca per i giornalisti locali.
Da lunedì, il territorio è teatro di violenti scontri tra i manifestanti, mobilitati dal Joint Awami Action Committee (Comitato unitario popolare d’azione o Jaac), un movimento popolare nella zona, e l’esercito e la polizia locale. I manifestanti stanno protestando contro la mancata applicazione dei 35 punti accettati, ma mai implementati da Islamabad, negli Accordi di Muzaffarabad del 2005. Oggi anche il Jaac, erroneamente inquadrato come partito politico, è finito nelle ormai lunghe liste di proscrizione per terrorismo.









