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Roberto Vannacci è davvero di destra o dietro quel velo di sovranismo spinto si cela un "utile idiota" che fa il gioco della sinistra? Ovviamente nel senso del termine che viene usato abitualmente nel gergo politico. Ossia quel leader, o sedicente tale, che dice di voler battere gli avversari quando invece non si accorge di essere un burattino nelle loro mani. Non è un caso che ieri Giorgia Meloni, dall’aula del Senato, abbia ricordato al "pistola" Emanuele Pozzolo, il "caporale" del generale espulso proprio da Fratelli d'Italia a causa dello sparo di Capodanno, che i parlamentari di Futuro Nazionale «hanno votato sei volte contro la fiducia al governo insieme a Elly Schlein, Giuseppe Conte, Matteo Renzi e compagnia». E sempre la presidente del Consiglio in passato si è detta stupita di come un generale possa essere contrario all’invio di armi ad un Paese che è stato invaso. In una risoluzione del febbraio 2026 a sostegno dell’Ucraina Vannacci votò contro, insieme ad alcuni eurodeputati del Movimento 5 Stelle.
"Vera destra mai funzionale alla sinistra". Meloni attacca Vannacci
La politica, di stagione in stagione, non si ripropone mai del tutto uguale a se stessa. Ogni personaggio ha un suo profilo, sue motivazioni, suoi obiettivi. La memoria, se possibile, serve a evitare che antichi errori si riproducano in una sorta di paradossale coazione a ripetere. E infatti, a distanza di diverse legislature, qual è l’elemento che può aprire crepe nelle maggioranze? È l’aspirante leader che si mette in proprio con ambizioni fuori misura, lo scissionista che cerca di sfasciare un partito, il fuoriuscito che oscilla tra legittima ricerca di spazi e sciocchi regali agli avversari. E allora eccoci al punto: gli sciocchi regali alla sinistra, che tramutano in un attimo il "dissidente" (a destra) in utile idiota (per i compagni). La galleria è lunga. Si prenda Gianfranco Fini, rispettato leader di Alleanza Nazionale, cofondatore del Pdl, Presidente della Camera. A detta di tutti – e nella logica delle cose – naturale successore di Berlusconi. E invece no: un po’ perché oggetto di dure polemiche giornalistiche dall’area berlusconiana (e non solo per lo scivolone di Montecarlo), un po’ perché abbagliato dalle disgrazie giudiziarie del Cav, un po’ perché ammaliato dalla gran regia istituzionale dell’allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano, Fini riuscì nel capolavoro negativo di trasformare un dissenso politico in una dinamica di sfascio. In ultima analisi avviando il processo di dissoluzione di una maggioranza di centrodestra.












