La destra oltre la destra non è solo il principio nel quale ha preso forma il movimento di Roberto Vannacci il cui vocabolario raccoglie in purezza le parole degli italiani che vivono il modello primitivo e brutale della parola ingiuriosa, o razzista o semplicemente cattiva. Nessun riguardo al bon ton.

Vannacci usa le parole che una parte degli italiani usano al bar, e raccoglie, nel sentimento che lo tiene connesso a questo popolo, quel senso che la destra storica stava riaggiornando sotto le formalità di rito di un partito ormai ministeriale.

Sebbene Vannacci remi all’opposto, quanto più brutale, divisivo e razzista tanto meglio, chi lo vota, e sembrerebbe – a leggere i sondaggi – già un nutrito numero di elettori, ritiene quel voto un’opportunità per il centrodestra. Non è dunque un voto contro, non è gente che tifa perché Vannacci tiri dritto per la sua strada. E’ gente, riferisce un’analisi piuttosto ragionata dell’Istituto Piepoli, che vota Vannacci col proposito di condizionare Meloni, di portare la destra ancora più a destra, di sostituire la presenza leghista e alleggerire il peso centrista di Forza Italia.

Sono in tanti a ritenere che la forza di Vannacci, l’ultimo uomo nuovo, il militare che vuole farla pagare a coloro che una parte degli italiani vede come nemici, cioè gli immigrati, sia accompagnata da buoni auspici. Correre da solo, annota chi immagina una fuga solitaria, tira di più, spacca di più, raccoglie di più.