Stanno indorando la pillola Vannacci, la Vannacci magnesia, e vedrete che la manderanno giù perché, e lo dicono a destra, “con Vannacci si vince ma senza Vannacci si perde”. Vogliono mandarla giù i parlamentari di FdI, Meloni, le tv, i quotidiani che ora spiegano “Vannacci va pompato”. Sentite cosa dice Edoardo Ziello, il vicegenerale: “Ci cerca La7, Piazza Pulita, da Labate, a Mediaset, andiamo fissi: il muro sta cadendo”. Puntano a farsi ospitare da Mario Giordano, provano a portarsi via il vice di Zaia, Alberto Villanova, e due senatori della Lega, Murelli e Potenti. La rosa del ventennio è Laura Ravetto ma il generale cerca deputate, la quota rosa in orbace.Salvini ha ordinato: “Di Vannacci non bisogna parlarne” e ogni volta che gli comunicano che un leghista passa con il generale stivalone reagisce con: “Meglio”. Pensa che è meglio perché avrà un parlamentare in meno da scontentare, ma qual è l’idea che passa? E’ l’idea che da una parte c’è odore di morte e dall’altra profumo di seggio. Vannacci sta ricevendo donazioni, fino a cinquantamila euro, e il paradosso è che li riceve da chi opera nel settore di Salvini, ferroviario, da imprenditori come Domenico Santoro, fondatore di Esim. Le tessere di FN, di Vannacci, sarebbero oltre cinquantamila e il sistema è un misto di vecchio e nuovo: prima, l’adesione digitale; dopo arriva la tessera certificata per posta. Serve a Vannacci, a vantarsi: i miei iscritti sono autentici. Punta tutto sul partito dello sputo, quel partito che a distanza di giorni, per strada commenta la foto del Foro italico durante la finale con Sinner, quella parata di cravatte d’ordinanza, gradinate di ministri, boiardi; una cartolina inconsapevole di tutto quello che il paese profondo detesta. Vannacci attrae ovviamente lo sgabuzzino della destra, gli aennini che sono stati dimenticati da Meloni. Si è avvicinato a Vannacci, Fabio Granata, un intellettuale colto, amico fraterno di Buttafuoco, ma si è avvicinato anche Francesco Biava, capo della segreteria di Gianni Alemanno. Un giornalista che ha deciso di moderare incontri con il generale è Francesco Borgonovo, il vicedirettore della Verità. Si stanno proponendo anche economisti con il doppio cognome e dice Rossano Sasso, deputato di FN: “Anche magistrati”. Il passaggio di Laura Ravetto è stato gestito personalmente da Ziello, uno che durante il decreto rave era stato insolentito da Ravetto, colpevole di aver occupato il suo seggio. Il resto è una pagina degna di Marinetti. Ravetto, il giorno del passaggio, telefonava ai quotidiani per cambiare la fotografia perché quelle d’archivio non le erano gradite. E’ quel misto di spacconeria e futurismo che anticipa o la catastrofe o la scalata al cielo. In un capannello della Camera, anche chi non è amico di Vannacci, anzi, chi ne è avversario, come Luca Toccalini, segretario della Lega giovani, dice: “Io non sottovaluto Vannacci, può superare il quattro per cento”. Sono fantasie che vengono alimentate dai sondaggi e che si caricano di cattivi presagi. Ogni giorno i parlamentari smentiscono ma alla Camera vedono tutti questa polka intorno a Vannacci. Il deputato della Lega, Erik Pretto, che era destinato a fare il segretario della Liga, in Veneto, è tra i nomi che Vannacci cerca, come cerca ora donne per dare una spolverata di cipria al grasso militare. Una di queste è Naike Gruppioni. Sta franando anche il Senato. Sono tentati dal passaggio Manfredi Potenti ed Elena Murelli e non si fa altro che dire che i due fuoriusciti Lega, finiti in Forza Italia, Attilio Pierro e Davide Bergamini, possano fare il doppio salto carpiato. Ravetto serve a Vannacci per farle recitare la parte di anti Sardone. Mediaset ama vedere questo wrestling con il fondotinta. Per dare la cifra di quanto la destra stia perdendo peso, a casa sua, basti dire che il biografo di Salvini, Roberto Poletti, volto Mediaset, perderà presto la trasmissione con Francesca Barra, ufficialmente perché Barra lascia. Stanno cercando altri lidi, nelle partecipate (Enav) chi da anni, in Lega, fa il conto dei migranti in uscita ed entrata. Fateci caso, anche Mulè che è pratico, liberale, e che sa come funziona dice ora che la carta di Meloni è il “programma” di governo: “Vannacci? Conta il programma. Se vuoi entrane nel club ci stai senza mattane o deviazioni valoriali. Il programma sarà l’argine”. Il sogno di Salvini, quello recondito, è avere un pretesto per poter dire: io con Vannacci non posso stare e sorridere se Vannacci farà perdere Meloni.