Una telecamera puntata su una piazza non cambia aspetto quando le si abbina un software di intelligenza artificiale. Ma può fare molto di più: confrontare un volto con un archivio e riconoscere chi sta osservando.

È attorno a questo elemento che si concentra la parte più discussa dei due decreti attuativi della legge 132 del 2025, approvati in esame preliminare dal Consiglio dei ministri, con cui l'Italia adegua il proprio ordinamento all'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale entrato in vigore nell'agosto 2024.

Il governo presenta il provvedimento come il primo quadro nazionale organico in Europa allineato alle regole di Bruxelles, e sul fronte sicurezza rivendica una serie di garanzie, tra cui l’identificazione biometrica, dunque il riconoscimento facciale, di potenziali autori di reato.

Il testo disciplina due ipotesi distinte: l'identificazione biometrica a distanza in tempo reale, utilizzabile prima di un reato in casi gravi come il terrorismo o la ricerca di persone scomparse, e il riconoscimento facciale a posteriori, attivabile dopo un fatto già avvenuto.

Su questo tema abbiamo sentito Brando Benifei, europarlamentare del Partito Democratico ma soprattutto uno dei due relatori dell'AI Act - insieme al giudice rumeno Dragoș Tudorache - e oggi alla guida del gruppo di lavoro del Parlamento europeo che ne segue l'attuazione.