Da oggi anche l’Italia si dota di un quadro normativo che disciplina l’intelligenza artificiale da parte delle forze dell'ordine che armonizza la disciplina nazionale ai regolamenti europei. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha assicurato che i decreti legislativi non prevedono nessun «sistema di sorveglianza di massa o di ‘Grande Fratello» ma sono a tutetla della privacy e della sicurezza dei cittadini. Ma cosa prevedono, nel concreto, le nuove norme?
Limiti e garanzie Il decreto stabilisce una «duplice modalità di utilizzo» dell’IA. La prima riguarda le attività che si avvalgono di sistemi di intelligenza artificiale per finalità preventive, ovvero prima della commissione di reati, in casi di terrorismo, minacce gravi o per la ricerca di persone scomparse e vittime di tratta. In questi, casi sarà necessaria la richiesta del questore e l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, oltre a valutazioni d’impatto sui diritti fondamentali e alla notifica al Garante della privacy.Intelligenza artificiale, dal Cdm ok al decreto. Meloni: «Serve l'obbligo di scrivere quando un'immagine è fatta con l'IA»Specifiche garanzie di sicurezza sono state previste anche per l’utilizzo “ex post” quando il reato è già stato compiuto: «L’obiettivo è mettere a disposizione delle forze di polizia le funzionalità più avanzate per migliorarne l’efficienza» - ha spiegato il ministro - Ma il principio di fondo non cambia: l’intelligenza artificiale rimarrà «uno strumento di supporto all’azione di polizia, senza mai sostituire il ruolo e le decisioni umane”.Nessuna profilazione di massa Particolarmente stringenti saranno le regole sull’identificazione biometrica in tempo reale, consentita solo in casi eccezionali e subordinata a un doppio controllo che prevede in ordine: richiesta del questore, passaggio in procura e autorizzazione del giudice. Resta dunque vietata qualsiasi forma di identificazione biometrica generalizzata, indiscriminata o sganciata da uno specifico reato e da un procedimento penale.In altre parole, il sistema dovrà lasciare tracce verificabili: i log delle operazioni potranno essere conservati per cinque anni in forma immodificabile, così da consentire controlli e indagini in caso di possibili abusi. Al tempo stesso viene fissato un paletto fondamentale a tutela dei diritti dei cittadini: nessuna decisione con effetti negativi su una persona potrà essere adottata esclusivamente sulla base dell’esito di un sistema di riconoscimento facciale. L’ultima decisione spetta all’intelligenza umana Tutte le norme sono ispirate ad una sola regola auera: l’utilizzo dell’AI per motivi di sicurezza e polizia dovrà essere proporzionato, sottoposto a revisione e a sorveglianza umana qualificata eliminando qualsiasi rischio. Tradotto: non ci sarà mai spazio per sistemi automatizzati di controllo generalizzato che resteranno confinanti al mondo della fantascienza.










