Il XXVIII Rapporto AlmaLaurea racconta un’Italia fatta di laureati numerosi rispetto al passato, e anche più consapevoli: sono meno inclini ad accettare lavori precari o sottopagati. Restano indietro le donne e laureate e laureati del Mezzogiorno.

Le donne rappresentano la maggioranza dei laureati italiani nel 2025, eppure sono gli uomini ad avere la più alta probabilità di essere occupati, e con una retribuzione superiore. Sono i dati del XXVIII Rapporto AlmaLaurea presentato all’Università degli Studi della Basilicata.

Le due rilevazioni di AlmaLaurea hanno preso in esame, per i Percorsi di laurea, quasi 335 mila persone laureate nel 2025 in 81 atenei aderenti al Consorzio; per gli Esiti occupazionali della laurea, quasi 700 mila persone laureate di primo e secondo livello di 81 atenei, intervistate a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. Il risultato è la fotografia di una esperienza universitaria vissuta sempre più in maniera positiva, tuttavia permangono però problemi sistemici come il disallineamento fra laurea e lavoro sul piano delle competenze, il gap territoriale e quello di genere.

Donne con figli penalizzate nell'accesso al lavoro Le donne sono il 59,6% di chi si è laureato nel 2025, eppure a parità di condizioni, gli uomini hanno mostrato il 13,7% di probabilità in più di essere occupati. Questo divario di genere si accentua in presenza di figli: a fronte di carriere universitarie mediamente migliori delle donne, più regolari negli studi e con voti di laurea più alti, permane una minore valorizzazione nel mercato del lavoro. Rimane anche il forte squilibrio nelle discipline STEM, dove da dieci anni la componente femminile si è fermata al 40,5%. Le donne sono maggioranza netta nei gruppi educazione e formazione, linguistico e psicologico e nettamente minoranza nell’informatica e tecnologie ICT e nell’ingegneria industriale e dell’informazione.