Più occupati rispetto a un anno fa, ma meno retribuiti. Con un vantaggio lavorativo e stipendiale che privilegia i laureati rispetto alle laureate e i residenti al Centro-Nord invece che al Sud. È questa, in estrema sintesi, la fotografia che emerge dal “XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione” presentato all’università della Basilicata durante il convegno dal titolo “Efficacia della formazione universitaria”.

Nel complesso, le due rilevazioni hanno coinvolto, per i percorsi di laurea, quasi 335 mila persone che hanno completato gli studi nel 2025 in 81 atenei aderenti al Consorzio, e quasi 700mila per gli esiti occupazionali, intervistati a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

Più laureate che laureati (ma non nelle Stem)

Il primo elemento che balza agli occhi è una conferma. All’università le ragazze fanno meglio dei ragazzi e sono il 59,6% di chi si è laureato nel 2025. Purtroppo non nelle discipline Stem, dove la componente femminile è ferma al 40,5% ormai da dieci anni: le donne sono maggioranza netta nei gruppi educazione e formazione, linguistico e psicologico e netta minoranza nell’informatica e tecnologie Ict e nell’ingegneria industriale e dell’informazione. E questa nell’era dell’intelligenza artificiale imperante non è mai una buona notizia.