Bologna, 8 giugno 2026 – Il merito c’è. Il riconoscimento molto meno. In Emilia-Romagna il divario tra donne e uomini nel mercato del lavoro emerge proprio dove dovrebbe ridursi: dopo gli studi, dopo risultati migliori, dopo percorsi formativi spesso più regolari. Secondo il dossier Cisl Emilia-Romagna su dati AlmaLaurea 2025, le donne conseguono il 58% delle lauree, hanno voti mediamente più alti e meno ritardi. Nei percorsi 3+2 degli atenei regionali le laureate sono 7.358, contro 5.826 uomini, con un voto medio di 107,8 contro 106,5. Poi, a un anno dalla laurea, il mercato cambia segno: le laureate lavorano meno dei laureati, 80,9% contro 86; hanno meno contratti stabili, 27,1% contro 35,1; più part-time, 17,5% contro 8,2; e guadagnano meno, 1.411 euro netti al mese contro i 1.638 percepiti in media dai colleghi uomini.
“Qui le donne hanno condizioni occupazionali migliori della media nazionale”
“La nostra è certamente una regione in cui le donne hanno condizioni occupazionali migliori della media nazionale – dice Filippo Pieri, segretario generale Cisl Emilia-Romagna –, ma questo non può e non deve bastarci”. Perché, aggiunge, “non è solo questione di percentuali più alte”: bisogna capire se il territorio offra davvero “pari opportunità a uomini e donne”. E i dati, per Pieri, dicono che “non è così”. Filippo Pieri,segretariogeneraledella CislEmilia-Romagna








