Si laureano più donne rispetto agli uomini, e anche con risultati migliori per voti e tempi, eppure sono proprio le donne che incontrano gli ostacoli più significativi nel mercato del lavoro, in termini sia di carriera, sia di stipendio.
Con la presenza di eventuali figli ad ampliare notevolmente i divari. La presenza femminile nelle lauree Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) resta contenuta e stabile, con un dato invariato da quasi dieci anni.
È la fotografia scattata dal Rapporto di genere AlmaLaurea 2026 presentato oggi all'Università di Modena e Reggio Emilia in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza.
Il rapporto, alla seconda edizione, si focalizza sulle differenze tra laureate e laureati nei percorsi di studio e negli esiti occupazionali. Che le donne siano la maggioranza dei laureati è un dato storico, sottolineano gli analisti, ma la loro presenza varia per tipo di percorso.
Le donne rappresentano quasi il 60% dei laureati complessivi ma la loro quota cala ai livelli formativi più alti, arrivando al 49,7% tra i dottori di ricerca (nel 2024). Le laureate ottengono voti più alti (104,5 su 110 contro 102,6 degli uomini) e concludono gli studi nei tempi previsti più spesso dei colleghi maschi (60,9% contro 55,4%). Esiste però una netta divisione nei percorsi di studio: nell'area Educazione e Formazione, la presenza femminile supera il 95%.






