Ci sono voluti mille giorni per rivedere la Banca centrale europea alzare i tassi di interesse. L'ultimo rialzo risaliva al 14 settembre 2023. Da allora, i tagli consecutivi sono stati dieci e la convinzione diffusa che l'inflazione fosse finalmente domata aveva preso piede. La partita, però, non era affatto chiusa: il conflitto in Medio Oriente, Hormuz e il petrolio l’hanno dolorasamente ricordato. Come previsto il Consiglio direttivo della Bce ha alzato il costo del denaro di 25 punti base per la prima volta in quasi tre anni, portando il tasso sui depositi dal 2% al 2,25% con effetto dal 17 giugno. È la prima banca centrale del G7 a decidere un rialzo come diretta conseguenza della guerra in Iran.
Quello che colpisce non è solo il quando, ma il come. La decisione dell'Eurotower è stata unanime, senza riserve e senza discutere altre ipotesi. Nessuna voce fuori dal coro. “Non abbiamo dibattuto alcuna alternativa", ha detto Christine Lagarde in conferenza stampa. "La proposta basata sulle proiezioni dell'Eurosistema e sulle raccomandazioni del nostro capo economista è stata approvata all'unanimità”. Del resto, con l'inflazione al 3,2% a maggio – il livello più alto da settembre 2023 – e le proiezioni che mostrano prezzi sopra i target per quasi due anni, l'inazione non era più un'opzione percorribile. La presidente della Bce lo ha ricordato con l’aplomb che la contraddistingue, respingendo l'etichetta di decisione “assicurativa” o mossa precauzionale che circolava tra gli analisti. “È una buona decisione di politica monetaria”, ha detto, in risposta a uno shock reale che si sta allargando nell'economia. E i numeri pubblicati oggi dall'Eurosistema spiegano perché.











