Francoforte è pronta a rompere gli indugi. Salvo sorprese, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (Bce) di giovedì prossimo, l’11 giugno, sancirà un primo rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base. A cui ne potrebbe seguire una o in luglio, prima della pausa estiva, o a settembre. La mossa porrà fine al blocco scaturito dalla paralisi nello Stretto di Hormuz. Tre mesi senza circa il 20% del greggio mondiale. I mercati finanziari scommettono su una stretta monetaria immediata. Il carovita obbliga l’Eurotower a intervenire, con un rialzo considerabile come “cautelativo”. A spiegare il quadro è Alessia Berardi dell’Amundi Investment Institute. La Bce, sottolinea l’esperta, «potrebbe trovare più agevole sostenere che l’inflazione sta deviando dal proprio scenario di base, piuttosto che giustificare con toni da falco un nulla di fatto». Il pericolo prende il nome di stagflazione, il mix di marcato rialzo dei prezzi al consumo e stagnazione economica. Uno quadro che per l’Europa può essere difficile da risolvere. Ed è per questo che la determinazione dei banchieri centrali appare inscalfibile di fronte all’incertezza legata al conflitto in Iran e alla chiusura dei colli di bottiglia commerciali. L’impatto della crisi marittima in Medio Oriente ha lasciato cicatrici profonde sul tessuto produttivo dell’Ue, obbligando il comitato esecutivo a rimodulare le priorità di politica monetaria. Pierre Wunsch, governatore della banca centrale belga, ha tratteggiato uno scenario netto al Financial Times riguardo a un ipotetico accordo di pace con Teheran in vista del summit. In ogni caso, precisa il banchiere centrale, «non sapremo se l’accordo sarebbe l’ultimo o sarebbe credibile». Anche in presenza di una tregua firmata, evidenzia l’esponente dell’Eurotower, «ci sarebbe probabilmente comunque un argomento a favore di una stretta, anche se un po’ meno forte».