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Pare ormai certo che la Bce la prossima settimana, precisamente l'11 giugno, deciderà di aumentare i tassi in misura dello 0,25% portandoli al 2,25%: sarebbe la prima volta in quasi tre anni. Le pressioni sui prezzi scatenate dalla guerra in Iran, a causa dei prezzi del petrolio, hanno fatto balzare l'inflazione nell'Eurozona al 3,2% a maggio, al top dal settembre 2023, e l'Eurotower vuole correre ai ripari. Peraltro è il terzo mese consecutivo in cui la crescita dei prezzi ha superato l'obiettivo a medio termine del 2%. Solo l'energia è costata il 10,9% in più rispetto a un anno fa, in leggero aumento rispetto al 10,8% di aprile. Secondo Claus Vistesen, economista della società di consulenza Pantheon Macroeconomics, interpellato da FT, i dati sull'inflazione "saranno più che sufficienti per giustificare un aumento dei tassi da parte della Bce di Christine Lagarde la prossima settimana".
Anche l'inflazione core, che esclude i prezzi volatili dei prodotti alimentari e dell'energia, è aumentata di 0,3 punti percentuali al 2,5%, leggermente superiore al 2,4% previsto dagli analisti e al livello più alto da oltre un anno. Quest'accelerazione dell'inflazione core è addirittura "più preoccupante" dell'aumento dell'inflazione complessiva, ha sottolineato a FT Francesco Pesole, stratega FX presso ING. Ciò "rafforza la necessità di mantenere un atteggiamento restrittivo" ha aggiunto. I "falchi" all'interno del Comitato direttivo, tra cui il capo economista della Bce Philip Lane e il membro del comitato esecutivo Isabel Schnabel, hanno preparato nelle ultime settimane il terreno per un probabile aumento dei tassi d'interesse avvertendo che gli alti prezzi del petrolio stavano alimentando l'inflazione. Dopo la pubblicazione dei dati che hanno dato loro ragione, secondo gli operatori la percentuale di possibilità che la Bce innalzi i tassi al 2,25% è al 95%.











