La tregua sui tassi non cancellerà i timori sull’inflazione. La Banca centrale europea (Bce) si appresta a mantenere il costo del denaro fermo, con i depositi al 2,25%, nella riunione del 23 luglio, ma le tensioni in Medio Oriente allarmano i consumatori dell’area euro. In una recente nota Carsten Brzeski, capo economista di Ing, inquadra la fragilità del momento. “Invece di passare gradualmente alla modalità vacanze estive e posticipare qualsiasi decisione sui tassi a dopo l’estate, alcuni funzionari della Bce potrebbero in realtà essere inclini a spingere con più forza per un altro rialzo dei tassi”, osserva l’analista. L’escalation militare e la fiammata dei listini energetici ridisegnano le priorità del Consiglio direttivo presieduto da Christine Lagarde, azzerando le certezze acquisite a inizio estate e delineando un quadro complesso in vista del vertice di settembre. Il vertice di Francoforte sembrava una pura formalità prima della pausa di agosto, eppure le incognite geopolitiche impongono un ricalcolo delle traiettorie. Il calo dei listini petroliferi sotto le soglie precedenti alla guerra aveva dissipato i dubbi sul costo del denaro. Questa prospettiva è svanita per colpa delle nuove fibrillazioni. Brzeski ricorda le sensazioni dei mercati e sottolinea che “fino all’inizio della scorsa settimana, avremmo sostenuto che i prezzi più bassi dell’energia togliessero del tutto dal tavolo l'opzione di un rialzo dei tassi per la riunione di luglio della Bce”. Ora il focus si sposta sulle dinamiche innescate dai venti di guerra e dalla distruzione delle infrastrutture petrolifere russe, elementi in grado di esercitare una rinnovata pressione al rialzo sui rincari al consumo. E che potrebbero tenere l’inflazione sopra quota 3% per un lungo periodo. Vale a dire, almeno un punto percentuale oltre il target di Francoforte. Gli analisti di Goldman Sachs fotografano l’evoluzione macroeconomica in un rapporto nel quale notano che “i dati in arrivo sono stati in generale un po’ migliori del previsto dalla riunione di giugno, con una crescita leggermente più solida e un’inflazione più benevola”. L’attenzione degli operatori si concentra sulle prossime mosse dell’istituto centrale europeo. Gli esperti della banca d’affari americana scrivono nel loro studio che “ci aspettiamo pertanto che il Consiglio direttivo mantenga i tassi invariati nella riunione del 23 luglio, come ampiamente previsto, e fornisca poche indicazioni sul percorso futuro”. Lagarde, salvo sorprese, ribadirà l’incertezza in corso e confermerà una strategia calcolata incontro per incontro, in attesa della riunione di settembre in cui Goldman Sachs prevede un nuovo incremento, ricordando che “i rischi per le prospettive di inflazione restano sbilanciati verso l’alto”.
La Bce pronta a scegliere l’attesa sui tassi. Ma la guerra in Iran riaccende il rischio inflazione
Francoforte verso la conferma del costo del denaro al 2,25% per valutare l’impatto della crisi mediorientale sui prezzi dell’energia. Il confronto all’interno …







