ROMA – Una decisione in linea con le attese della vigilia. La Banca centrale europea (Bce) lascia i tassi invariati al 2,25%, come stabilito a giugno, e sceglie di non intervenire sul costo del denaro. Anche se – osservano gli analisti da più parti – si rafforzano i timori per l'inflazione in crescita. La nuova escalation in Medio Oriente, con le tensioni su Hormuz e gli attacchi degli Houthi nel Canale di Suez, allunga più di un’ombra sulla prossima riunione dell’Eurotower, in programma a settembre. Stando alle previsioni, in quella sede il board dell’istituto potrebbe ritoccare verso l’alto i tassi di 25 punti base.
"L'incertezza resta elevata e l'impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno", avverte la presidente Christine Lagarde. "Il consiglio direttivo segue pertanto con attenzione l'intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo impatto". Secondo copione, i banchieri centrali seguiranno “un approccio guidato dai dati” per definire “l'orientamento di politica monetaria”. E, naturalmente, per “assicurare che l'inflazione si stabilizzi sull'obiettivo del 2% a medio termine”.
L’allarme salari
Al momento, di certo c’è che i prezzi dell’energia continuano la loro corsa, con il Brent che – per esempio – torna a sfiorare quota 100 dollari. Per questo la presidente torna sulla necessità di mettere al bando gli aiuti a pioggia, che da un lato sono una zavorra per i conti pubblici e dall’altro spingono i consumi dei carburanti e con quelli i prezzi in generale. "Le misure pubbliche in risposta allo shock energetico dovrebbero essere circoscritte e temporanee", ripete Lagarde. Che lancia l’allarme per i riflessi dell’inflazione sulle tasche delle famiglie: "Peserà sui salari reali".














