La Banca centrale europea (Bce) ha scelto l'attesa. L’istituzione guidata da Christine Lagarde conferma i tassi di interesse per l'ultima riunione prima della pausa estiva e blinda il riferimento sui depositi a quota 2,25 per cento. Una sosta strategica e ponderata dopo il primo rialzo da 25 punti base varato a giugno. Salvo sorprese a questo intervallo seguirà un rincaro gemello alla fine dell'estate. Il quadro geopolitico suggerisce prudenza e l'Eurozona si piega a un passaggio obbligato. Per dirla con le parole di Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, «nell'attuale contesto geopolitico, caratterizzato da forte volatilità, guadagnare tempo non rappresenta più soltanto un atteggiamento prudente, è diventato uno strumento di politica monetaria a tutti gli effetti». Un concetto confermato da Lagarde, che sottolinea come «l’attuale shock energetico continua ad alimentare i prezzi al rialzo». La tregua estiva ratificata dal Consiglio direttivo riflette un orizzonte macroeconomico in bilico tra i timori per la stabilità dei prezzi e il rischio di un affaticamento della crescita continentale. Le tensioni internazionali non abbassano l'allerta a Francoforte e una stretta in autunno rappresenta lo scenario primario qualora l'inflazione mostri una persistenza marcata stazionando sopra la soglia del 3 per cento. Il rincaro del greggio impone una linea di condotta rigorosa e sbarra la strada a un approccio accomodante. Josefina Rodriguez, economista di Vanguard, inquadra la complessa dinamica in corso ricordando che «i dati in arrivo sono stati generalmente in linea con lo scenario di base dello staff, con un’inflazione inferiore controbilanciata da rinnovate pressioni sui prezzi dell’energia». La stessa Rodriguez rimarca come l'impatto economico del conflitto in Medio Oriente continui a evolversi in aderenza alla valutazione formulata a giugno dall'istituto centrale, come ricordato anche da Nadia Gharbi, senior economist di Pictet Wealth Management, secondo cui «i mercati continuano a prezzare circa 44 punti base di ulteriore restringimento entro la fine del 2026». Come rimarcato nello statement della Bce, «le prospettive per i prezzi dell’energia, benché altamente variabili, si collocano al momento su livelli prossimi allo scenario di base delle proiezioni formulate a giugno dagli esperti dell’Eurosistema e ben al di sopra di quelli registrati prima del conflitto in Medio Oriente». L’incertezza, si ricorda, «resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno». Il Consiglio direttivo, rimarca, «segue pertanto con attenzione l’intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo impatto». Il tutto con l’impegno a «definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine». Con la decisione odierna il Consiglio direttivo «resta in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza causata dal conflitto». Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, viene ricordato, «seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione». In particolare, «le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi». A margine di questo perimetro la congiuntura tenta una faticosa stabilizzazione e l'esperta di Vanguard aggiunge che «l'indagine Pmi di giugno ha evidenziato un'attenuazione delle pressioni sui prezzi degli input e delle interruzioni della catena di approvvigionamento». Il vero scoglio per il direttivo rimane l'inflazione complessiva dell'area euro, discesa al 2,8% con un movimento considerato illusorio dai mercati. Thozet avverte infatti che «quando si parla di costi dell'energia, le buone notizie possono durare quanto un cessate il fuoco». Di fronte a questa minaccia le autorità monetarie hanno deciso - non senza una accesa discussione - di non alterare il costo del denaro a luglio per giungere all'appuntamento di settembre con proiezioni aggiornate e basi decisionali dotate di maggiore solidità. L'incertezza rimane elevata e la mancanza di elaborazioni statistiche aggiornate trasforma l'incontro istituzionale in un passaggio di pura transizione, non senza interesse però.
La Bce frena sui tassi: è pausa per luglio. Il Medio Oriente detta però il rialzo di settembre
La Banca centrale europea prende fiato e lascia invariato al 2,25% il riferimento sui depositi. Un passaggio obbligato prima di misurare l’impatto del greggio …












