Nella periodica decisione di politica monetaria, la Banca Centrale Europea (BCE) ha stabilito di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento, in un intervallo tra il 2,25 e il 2,65 per cento. La decisione è stata presa dopo che a giugno aveva invece deciso un rialzo di 0,25 punti percentuali per contrastare il generale aumento del costo della vita a causa dell’aumento del prezzo dell’energia provocato dalla guerra in Medio Oriente.
L’aumento dei tassi è il modo in cui le banche centrali puntano a tenere sotto controllo un’inflazione che sale più del dovuto, quindi prezzi che aumentano in modo troppo intenso (l’inflazione misura proprio di quanto aumentano i prezzi). Se i tassi di interesse di riferimento aumentano, di conseguenza sale anche il costo dei mutui e dei prestiti. L’idea è che le persone e le aziende prendano meno soldi in prestito se questi sono più cari: con meno investimenti e consumi l’economia rallenterebbe e i prezzi dovrebbero smettere di aumentare troppo.
Rispetto a quando fu presa l’ultima decisione, ora l’inflazione è leggermente in calo: nei paesi dell’euro è passata dal 3,2 per cento di maggio al 2,8 di giugno. Significa che l’aumento dei prezzi è diventato meno intenso, e la BCE ha detto di voler mantenere per ora il livello attuale dei tassi di interesse per potere intanto monitorare l’andamento dell’inflazione.












