La Banca centrale europea (Bce) ha una sola strada. Quasi obbligata, secondo i mercati finanziari. Il consiglio direttivo di giovedì si appresta a varare un aumento dei tre tassi di riferimento di 25 punti base. Una mossa obbligata per arginare le fiammate dei prezzi attesa con il blocco dello Stretto di Hormuz. «Un rialzo di un quarto di punto percentuale appare ormai scontato, con gli economisti quasi unanimi nelle previsioni», osserva Michael Field, strategist di Morningstar. L’istituto guidato da Christine Lagarde deve bilanciare la difesa del potere d’acquisto con gli evidenti segnali di indebolimento della congiuntura continentale. Il dilemma è servito sul tavolo. Da un lato il carovita accelera, dall’altro l’economia frena. Francoforte non ammette indugi. E non vuole commettere errori. Nessuna attesa troppo prolungata.

Il dilemma è nuovo per Lagarde: proteggere la stabilità dei prezzi o preservare la crescita economica. Nonostante ciò, con un netto peggioramento previsto per le variabili macroeconomiche future che saranno enunciate domani, la decisione di portare il tasso sui depositi al 2,25% appare blindata proprio dai dati macro. I mercati finanziari scontano l’intervento con una probabilità del 98%, chiudendo le porte a scenari alternativi. L’appuntamento dell’11 giugno rappresenta lo snodo cruciale per l’aggiornamento delle stime dell’Eurotower. Le nuove proiezioni evidenzieranno un quadro mutato, caratterizzato da una vigorosa revisione al rialzo dell’inflazione complessiva e di quella di fondo per l’intero orizzonte temporale. Di contro le stime sul Prodotto interno lordo subiranno una limatura al ribasso. Il carovita per l’anno in corso salirà verso la soglia del 3 per cento. Sul fronte dello sviluppo, gli esperti di UniCredit evidenziano come la vistosa correzione della crescita per l’Eurozona, attesa in calo allo 0,3 per cento, incorpori una netta distorsione. Il dato sconta in misura preponderante la contrazione in doppia cifra subita dal Pil dell’Irlanda in avvio d’anno.