Tutto come previsto: alla riunione del direttivo la Bce ha alzato i tassi, per la prima volta dal 2023, a seguito dell’aumento dell’inflazione legato soprattutto alla crisi in Medio Oriente. L’aumento è di un quarto di punto (0,25%): il tasso sui depositi sale così dal 2 al 2,25%, quello sui finanziamenti principali dal 2,15% al 2,40% e infine quello sui prestiti marginali dal 2,40% al 2,65%. «La decisione che abbiamo preso — ha sottolineato la presidente della Bce Christine Lagarde — non è una decisione drastica», piuttosto «è una decisione che, chiaramente, invia un segnale ed è necessaria data la situazione economica in cui ci troviamo, l’incertezza che stiamo affrontando, le prospettive inflazionistiche e le proiezioni elaborate dall’Eurosistema». Essa fa sì, sottolinea ancora, che «siamo ben posizionati a navigare nell’incertezza del momento». E, precisa la francese, «è stata unanime e non abbiamo discusso altre opzioni alternative a quella basata sulle proiezioni dello staff dell’Eurosistema e sulle raccomandazioni del nostro capo economista». Nessun dubbio, insomma, in seno al consiglio direttivo, nonostante le critiche di vari economisti secondo i quali non è il momento di un rialzo visto l’impatto della guerra in Medio Oriente sulla crescita. «Non agire ora - replica Lagarde - avrebbe il significato di un rialzo poi molto più difficile da contrastare più avanti». Qualcuno sospetta che la Bce non voglia esser nuovamente accusata, come accadde nel 2022 a fronte dell’inflazione post-pandemica, di essersi mossa troppo tardi. «Non è così che discutiamo» taglia corto Lagarde. C’è, anzitutto, ovviamente l’elemento inflazione, che è il parametro di riferimento della Bce con il famoso target al 2%. Secondo le proiezioni citate da Lagarde, quella nominale è prevista al 3% nel 2026, 2,3% nel 2027 e 2% nel 2028. Al netto di energia e alimenti, siamo al 2,5% nel 2026 e 2027 e al 2,2% nel 2028. Complessivamente, avverte la presidente, «l’aumento dei prezzi dell’energia farà incrementare ulteriormente l’inflazione durante l’estate e la manterrà ben al di sopra dell’obiettivo della Bce nella prima metà del 2027». Il «rientro» verso il target del 2% è atteso nell’autunno di quell’anno.Quanto alla crescita, inevitabile una revisione al ribasso: lo 0,8% nel 2026 anziché lo 0,9% di marzo; l’1,2% nel 2027 dall’1,3%. In rialzo però la previsione per il 2028 (1,5% anziché 1,4%). Complessivamente, rassicura la presidente della Bce, l’eurozona, al netto di una caduta una tantum del Pil in Irlanda, «nel primo trimestre dell’anno è cresciuta sostenuta dalla domanda interna e dalle esportazioni», tuttavia «la guerra in Medio Oriente pesa sull’attività economica che dà segni di rallentamento soprattutto nei servizi mentre il manifatturiero tiene per l’accumulo di scorte». Complessivamente, sottolinea ancora, con queste previsioni «non è che ci troviamo in un contesto in cui la crescita manca o sia minacciata in modo significativo».Il problema di fondo, però, è l’instabilità della situazione geopolitica mondiale. «Le prospettive - spiega Lagarde - restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica. L’impatto a medio termine della guerra sull’inflazione e sulla crescita dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock dei prezzi energetici e dai loro effetti indiretti e di secondo impatto» su altri comparti. Un quadro incerto che spiega la decisione del Consiglio direttivo. Certo è che la forward guidance, e cioè l’indicazione per gli operatori di mercato sull’orientamento della Bce sui tassi è ora un ricordo del passato: «seguiremo — dice la presidente — di riunione in riunione un approccio dipendente dai dati per determinare la posizione monetaria appropriata», e dunque «non ci impegniamo su alcun particolare percorso predeterminato». Sullo sfondo al solito un monito ai governi. Della serie: noi ci occupiamo di inflazione, voi dei conti pubblici e della crescita. Si tratta, avverte la presidente, di «rafforzare l’economia dell’eurozona mantenendo finanze pubbliche sane», e dunque «le risposte di bilancio ai shock dei prezzi devono essere temporanee», mentre «sono più vitali che mai le riforme per incrementare il potenziale di crescita e accelerare la transizione energetica e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili». Un appello, infine, al completamento dell’unione dei risparmi e degli investimenti e all’adozione dell’euro digitale.