Parla dal molo di Arguineguin, approdo dei migranti della rotta atlantica a Gran Canaria, noto come il ‘molo della vergogna’ e simbolo della crisi migratoria del 2020. Alle spalle, i professionisti del Salvamento Maritimo a bordo di una nave. In prima fila, tra le autorità, c’è il premier Pedro Sanchez. Papa Leone XIV, nella penultima tappa del suo viaggio in Spagna, incontra migranti e volontari, e concentra il suo messaggio sulla dignità della persona. E dopo aver ascoltato le testimonianze dei sopravvissuti, si è avvicinato al bordo del molo per gettare in mare una corona di fiori in segno di commemorazione delle vittime dei naufragi, morte nella rotta atlantica dall’Africa all’Europa, in un gesto che ricorda quello dell’8 luglio 2013 di papa Francesco a Lampedusa.
“Cari migranti: prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare – ha esordito il Pontefice nel suo intervento -. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera. La dignità umana – ha continuato – esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra”. “Se esiste il diritto di cercare rifugio”, ha aggiunto, “esiste anche il diritto di non dover migrare: di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri e le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti”.










