“Dalle intercettazioni è emerso con assoluta chiarezza quanto Ivan Narciso del clan Sinesi/Francavilla fosse pronto a commettere l’omicidio di un consociato allo scopo di soddisfare la batteria avversa Moretti/Pellegrino/Lanza, eliminazione prodromica a una ritrovata pax mafiosa sollecitata e agognata da Antonello Francavilla poiché ritenuta necessaria al proseguimento delle lucrose attività illecite e all’accumulazione di ricchezze e patrimoni, in taluni casi da esibire e ostentare per perpetuare il dominio mafioso su Foggia”. Più chiaro di così si… muore. Per la pace tra i clan rotta dall’omicidio di Alessandro Moretti, alias “Sassolino” ucciso il 15 gennaio 2026 in un agguato ancora impunito, nella “Società” - scrive la Dda nel decreto di fermo per mafia a carico dei fratelli Antonello e Emiliano Francavilla e Narciso - il clan Sinesi/Francavilla sarebbe stato pronto a sacrificare la vita di un affiliato, forse individuato da pm e investigatori in un giovane di cui si fa anche il nome. Per sua buona sorte tutto rimase sulla carta.
“Fino a sopra a casa sua lo devo andare a uccidere”, avrebbe detto Narciso riferito all’obiettivo. Non è un’intercettazione diretta a carico dell’indagato, ma quanto raccontato il 21 aprile scorso da un altro mafioso che riferì al suocero le presunte confidenze di Narciso. Aggiunge la Direzione distrettuale antimafia: “stando alle confidenze ricevute da Narciso, è evidente che anche gli appartenenti alla batteria Moretti/Pellegrino/Lanza sono alla ricerca dello stesso soggetto per eliminarlo”.










