Il capo-clan Emiliano Francavilla progettò l’omicidio del costruttore Antonio Fratianni, poi sventato da Dda e squadra mobile la sera del 26 giugno 2022 alla periferia di Foggia, per vendicare il ferimento del fratello e del nipote quindicenne più che affermare il predominio del clan Sinesi/Francavilla nella “Società foggiana”, la mafia cittadina. E’ quanto sostanzialmente emerge dalle motivazioni della sentenza della terza sezione della corte d’appello di Bari che lo scorso 11 luglio ha inflitto 5 condanne a complessivi 30 anni, scontando le pene comminate in primo grado e “premiando” le confessioni degli imputati giunte nel processo-bis. Otto anni e 8 mesi al quarantaseienne Emiliano Francavilla a fronte dei 12 anni della sentenza del Tribunale di Foggia; 5 anni e 2 mesi al genero trentaquattrenne Giovanni Consalvo (8 anni e 8 mesi); 6 anni e 8 mesi al cinquantaquattrenne Giuseppe Sonnino (10 anni e 8 mesi); 5 anni al quarantacinquenne Antonio Lanza (8 anni e 8 mesi); 4 anni e 6 mesi al padre sessantottenne Mario Lanza (7 anni). I 5 foggiani furono fermati il 22 luglio 2022 su decreti della Dda per tentato omicidio aggravato da premeditazione e mafiosità per metodi usati e per aver agito per agevolare il clan Sinesi/Francavilla; da qualche mese sono ai domiciliari.
Foggia, l’agguato a Fratianni? Per la Corte d’appello di Bari fu una vendetta
«Non ci fu un movente mafioso nell’azione dei Francavilla». Le condanne: da otto a quattro anni ai 5 componenti del gruppo di fuoco






