Nel decreto di fermo si parla di «intreccio tra politica imprenditoria e mafia», citando un voto del Consiglio comunale del 26 ottobre 2020 per approvare un accapo (argomento) per un programma di riqualificazione urbana

Mercoledì 10 Giugno 2026, 09:01

Un ex consigliere comunale di maggioranza (centrodestra) nel 2020 durante il proprio mandato avrebbe ricevuto ordini dai Francavilla, tanto da definirli suoi «fratelli». Anche questo emerge dal blitz di Dda, squadra mobile e carabinieri sfociato 48 ore fa nel decreto di fermo di Antonello ed Emiliano Francavilla e di Ivan Narciso accusati di mafia. I primi due pur tra pesanti contrasti interni, confermati nel ruolo di capi del clan Sinesi/Francavilla, che continuano a reggere nonostante siano detenuti da anni. Narciso è ritenuto il braccio operativo di Emiliano Francavilla vista la detenzione di quest’ultimo, che sino alla scorsa primavera ha partecipato a summit e tentato di mediare tra i due fratelli perché si riappacificassero.

Nelle 544 pagine del decreto di fermo dei pm Bruna Manganelli, Luciana Silvestris e Giovanni Calamita si parla di «intreccio tra politica imprenditoria e mafia», citando un voto del Consiglio comunale del 26 ottobre 2020 per approvare un accapo (argomento) per un programma di riqualificazione urbana che «consentì all’imprenditore Antonio Fratianni, portatore di interessi mafiosi del clan Sinesi/Francavilla, di ottenere il finanziamento pubblico di più di un milione di euro per lavori affidati alla “Di Santo costruzioni srl”, cui lo stesso Fratianni era subentrato come socio unico dopo il fallimento dei fratelli Di Santo. Il voto favorevole della massima assise cui erano interessati i Sinesi/Francavilla e il “loro” imprenditore Fratianni fu subito comunicato a quest’ultimo».