L'amministrazione comunale aspetta il decreto con le motivazioni sullo scioglimento del Comune e in pochi parlano. «Non sono una mafiosa. Aspettiamo la notifica del decreto del Consiglio dei ministri sullo scioglimento e quali sono i motivi. Fino ad allora manteniamo il silenzio». Con queste parole la vicesindaco Floreana Schepis ha commentato la nota diffusa da Palazzo Chigi sul macigno che pesa sul Comune di Francofonte. Prudenza anche dall'assessore Giovanni Depetro: «ci siamo subito dimessi tutti. Prima bisogna conoscere le motivazioni e solo allora faremo le nostre comunicazioni». La vicenda ha inizio il 21 agosto 2025, quando al municipio si insedia la commissione ispettiva antimafia, inviata dal prefetto. Il provvedimento nasce da segnalazioni che ipotizzavano possibili condizionamenti della criminalità organizzata su alcuni settori dell'attività amministrativa comunale. In particolare, le verifiche sono state attivate per accertare presunti rapporti tra un amministratore e una società riconducibile alla sua famiglia, ritenuta dagli investigatori vicina ad ambienti mafiosi, oltre a presunte anomalie in appalti, affidamenti e procedimenti amministrativi. La commissione, composta da due viceprefetti e da un ufficiale della Guardia di Finanza, si insedia al Municipio, dove acquisisce atti, determine, delibere e documentazione relativa ai due mandati del sindaco Daniele Lentini. Gli ispettori concentrano l'attenzione sui settori più sensibili: lavori pubblici, urbanistica, servizi sociali, concessioni e rapporti con alcune imprese locali. La relazione finale viene trasmessa al ministero dell'Interno. È su quella documentazione che il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro Matteo Piantedosi, ha disposto lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, ritenendo «compromessa la libera determinazione e l'imparzialità dell'amministrazione locale».