«La relazione fra l’uomo e la macchina non è mai solo tecnica, ma multidimensionale. Per questo dobbiamo immaginare l’AI come un nostro partner di pensiero». Silvio Sangineto osserva da Paolo Alto l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo. E, in un certo senso, ne governa alcuni meccanismi: da ingegnere informatico, docente a contratto all’Università di Stanford, coach di leadership e trasformazione per le aziende della Silicon Valley con la sua società Lift Leaders, si occupa per Microsoft - con un ruolo di direzione nell’ambito della Human-AI Product Experience – proprio dell’interazione tra uomo e macchine, indagando il lato umano delle tecnologie. «Sì, lo human side, perché nessuna tecnologia ha senso se la società la respinge o non la capisce. E per penetrare in profondità, la sua prima dimensione deve essere quella etica, quella che pone al centro l’uomo».

Dall’Unical alla California

Originario di Paola, cittadina del Tirreno cosentino, Silvio Sangineto si è formato all’Unical da cui poi ha spiccato il volo. «Vivo a 25 km da San Francisco dove c’è tutto, accademia e tecnologie, venture capital, start up sperimentali e centri di formazione. Un microcosmo irripetibile, in cui anche il clima fa la sua parte. Il sole a quelle latitudini facilita le relazioni e lo scambio di idee. Il vantaggio? L’open mind, che ci predispone agli incontri, all’interesse verso gli altri».