BOLOGNA – A Repubblica delle Idee, in una sala gremita e attenta del Teatro Arena del Sole di Bologna, si è parlato di intelligenza artificiale, la tecnologia che promette di cambiare il mondo. A beneficio di chi? Per spiegare le scelte etiche che si nascondono dietro gli algoritmi sono intervenuti Maurizio Cortese, amministratore delegato di AgorAI - l’ecosistema nato a Trieste per fare ricerca sull’IA -, ed Enrico Panai, etico dell’intelligenza artificiale e docente di Responsible IA all’Università Cattolica di Milano. Cortese ha ricordato l’importanza dell’etica by design, facendo un esempio concreto: «AgorAI sta sviluppando una soluzione robotica per una grande azienda italiana. Ci siamo chiesti subito cosa accadrebbe se, per un problema di connessione o un malfunzionamento, il robot perdesse stabilità e rischiasse di colpire una persona. I requisiti non lo imponevano, ma quando si introduce un sistema meccanico in un ambiente condiviso con esseri umani, la sicurezza va prevista già in fase di progettazione».
Panai aggiunge un avvertimento sul metodo, che ribalta proprio l’idea di controllo. Con l’IA, sostiene, l’etica somiglia al mestiere del marinaio, che accetta il cambio del meteo e corregge in fretta la rotta. «Se si prevede di creare sistemi di IA che saranno sempre perfetti, allora sicuramente si sbaglierà», dice. Il grosso del lavoro etico sta in questo riassetto continuo, non nella pretesa di prevedere ogni caso. Cortese guarda al ricambio generazionale: se un’azienda preferisce «una licenza di IA da 50 dollari al mese anziché dare 1.500 euro a uno stagista», risparmia ma ha un impatto sociale. Da qui il suo invito ai più giovani: studiare l’intelligenza artificiale, per non restare tagliati fuori.











