"Donna che scrive" di Jan Vermeer (1665 circa) National Gallery of Art di Washington
Se sfogliamo un manuale di letteratura italiana per la scuola ci troveremo praticamente solo nomi maschili: Dante, Petrarca, Ariosto, Manzoni, Leopardi, Verga, Pirandello... È così che generazioni di studenti e studentesse hanno scoperto la nostra tradizione letteraria, come se le donne non avessero mai preso in mano la penna. Johnny L. Bertolio, nel suo L’ha scritto lei, ma... Perché a scuola non si studiano le autrici (Tlon, 2026), spiega con passione e rigore filologico che non si tratta di un'assenza naturale, ma di una scelta precisa, nata dopo l’unificazione del Regno d’Italia nel 1861 con le riforme della pubblica istruzione di De Sanctis, Croce e Gentile.
Infatti, la quasi totale assenza delle autrici dai manuali di letteratura italiana non è un vuoto casuale o una semplice dimenticanza storica, ma il risultato di una scelta politica deliberata secondo Bertolio – docente di letteratura italiana all’Università di Torino e già autore di Controcanone. La letteratura delle donne dalle origini ad oggi (Loescher, 2022). E il suo ultimo saggio smonta proprio il mito di una tradizione “naturale”, ricostruendo come il canone letterario sia stato creato per servire un racconto identitario strettamente maschile, salvo pochissime eccezioni. Perché, come scrive nella prefazione la filosofa Maura Gancitano: “ogni canone si presenta come ovvio, questa è sia la sua forza sia la sua violenza”.










