A una manciata d’ore dal fischio d’inizio dei Mondiali 2026, Città del Messico assomiglia a una festa dai contorni distopici. Mentre gli insegnanti mantengono lo sciopero e intensificano la protesta, migliaia di persone hanno battuto il record Guinness formando la più grande “ola umana” del mondo. Tifosi vestiti da Catrinas – le iconiche figure scheletriche della tradizione messicana – in versione mondiale si preparano a sfilare su viali inondati di arancione grazie alla massiccia presenza di cempasúchil, il fiore tipico del Giorno dei Morti, portati appositamente per abbellire al massimo la città.
Nel frattempo, gruppi di madri buscadoras hanno appeso striscioni sui ponti stradali chiave della metropoli per dare visibilità alla crisi dei desaparecidos.
OGGI RIFLETTORI DI TUTTO IL MONDO puntati sullo stadio Azteca, il primo della storia a ospitare partite di tre edizioni della Coppa del Mondo. Shakira animerà la cerimonia di inaugurazione con la sua Dai Dai, l’inno ufficiale del torneo cantato in duetto con l’artista nigeriano Burna Boy, mentre il fiato rimarrà sospeso per il match tra Messico e Sudafrica.
A breve, però, fuori dall’Azteca, avrà inizio anche un vero e proprio “anti-Mondiale”, che riunisce gruppi eterogenei: dai sindacati alle organizzazioni campesinas, passando per i collettivi di familiari di desaparecidos, studenti e associazioni di autotrasportatori.















