Un calcio ai diritti Migliaia di maestre e maestri del sindacato Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (Cnte) denunciano che, a causa del Mondiale, viene loro negato di manifestare sotto il palazzo presidenziale

«Lo Zócalo non è della Fifa ma del popolo». Con questo slogan migliaia di maestre e maestri del sindacato Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (Cnte) denunciano che, a causa del Mondiale, viene loro negato con la violenza poliziesca il diritto a manifestare sotto il palazzo presidenziale. La Cnte è tornata in piazza per chiedere l’abrogazione della Ley del ISSSTE del 2007, che precarizza le pensioni e peggiora le condizioni di vita dei lavoratori della scuola. Chiedono anche aumenti salariali, il reintegro dei docenti licenziati e il ritiro delle riforme che negli ultimi anni hanno aumentato controllo e precarietà. Settimane di trattative senza risultati concreti hanno portato alla scelta di proclamare lo sciopero a oltranza in almeno dieci Stati e a intensificare la pressione sul governo federale.

L’ARRIVO DELLA PROTESTA a Città del Messico ha aperto lo scontro sugli spazi d’agibilità in vista del Mondiale di calcio (fischio d’inizio l’11 giugno). Scontro che non riguarda solo il conflitto sindacale, tanto che dentro la piattaforma di lotta sono entrate anche parole d’ordine che da quasi un anno attraversano le altre mobilitazioni cittadine.