Che tra Stati Uniti, Canada e Messico sia quest’ultimo a sentire di più i Mondiali di calcio è cosa nota. Non tanto per le coppe del mondo alzate, zero per tutte e tre le nazionali. Quanto piuttosto per la passione e per la tradizione calcistica, parte integrante della storia messicana. Ecco perché il grido di protesta che si leva da Città del Messico fa ancora più rumore. “Senza soluzione, la palla non rotolerà”, è lo slogan urlato in tutto il paese dagli insegnanti del sindacato Cnte. Lo hanno anche scritto sulle gigantografie dei calciatori esposte lungo il Paseo de la Reforma, una delle vie principali della capitale. La soluzione di cui parlano prevede un aumento dei loro salari e un passo indietro del governo sulla legge pensionistica del 2007 e sulla riforma scolastica del 2019, che gli insegnanti vorrebbero abrogare. “Ci sono alcune richieste che il budget non ci permette di soddisfare interamente, ma ce ne sono altre per cui possiamo”, spiega la presidente Claudia Sheinbaum, costretta a spostare su Zoom i suoi incontri istituzionali per via delle proteste. Tornare al precedente sistema pensionistico, come aveva promesso prima della sua elezione, è impossibile. Sugli stipendi c’è invece margine di manovra più ampio. La proposta di aumentarli del 9% viene però respinta dal sindacato. A pochi giorni dalla partita inaugurale dei Mondiali, la minaccia di boicottare la manifestazione sportiva più attesa è una minaccia seria, che impone un confronto tra istituzioni e piazza per scongiurare problemi più grandi.
"La palla non rotolerà". In Messico la protesta degli insegnanti sale sul carro dei Mondiali (di L. Santucci)
Il paese è in fibrillazione per i campionati del mondo, ma l'organizzazione sta incontrando ostacoli e minacce. Prima il pasticcio sulla chiusura delle scuole,…












