Dietro l’audizione c’è però una rete di rapporti molto più fitta di quanto Gates abbia provato a minimizzare in passato. Già nel 2019 il New York Times aveva raccontato che i due si incontrarono numerose volte a partire dal 2011, cioè tre anni dopo la condanna di Epstein per reati sessuali. Ci furono visite ripetute nella casa di Manhattan, colloqui legati alla filantropia, contatti tra Epstein, la Gates Foundation e JPMorgan per l’idea di un grande fondo per la salute globale, mai nato. In quelle ricostruzioni emergeva anche il ruolo di due persone dell’orbita Gates, Melanie Walker e Boris Nikolic, che fecero da intermediari tra i due. Gates oggi sostiene che tutto nacque dall’idea - poi rivelatasi un vicolo cieco - che Epstein potesse portare grandi donatori alla fondazione. Nella dichiarazione iniziale ha spiegato che tra il 2011 e il 2012 ci furono cinque incontri, poi conversazioni più estese nel 2013 e nel 2014, sempre sulla possibilità di raccogliere fondi per la salute globale. Ha anche raccontato che, una volta interrotti i rapporti, Epstein cercò di fare pressione su di lui usando informazioni sulla sua vita privata e sulle sue infedeltà matrimoniali. Nelle email degli Epstein file, invece, compaiono accuse e riferimenti che Gates ha definito “assolutamente falsi” e costruiti per ricattarlo o screditarlo. Attorno alla deposizione, infine, si è aperto anche un altro fronte: quello della preparazione politica e legale. Il New York Times ha rivelato che Gates si è affidato a Jake Greenberg, ex capo investigativo della stessa commissione parlamentare che oggi lo interroga. Una scelta che ha già sollevato dubbi tra gli esperti di etica pubblica per l’effetto di “porta girevole” tra controllori e controllati.
Epstein files, Bill Gates ammette: "Non avrei mai dovuto incontrarlo"
Il fondatore di Microsoft ha ribadito di non aver mai assistito a comportamenti criminali del finanziere e di non aver avuto indizi sulle sue attività illecite,










