Il corto circuito dei ricorsi blocca la Procura di Crotone nel limbo, il parallelismo tra il caso Guarascio e il precedente di Bombardieri.

CROTONE – Dopo oltre un anno dalla nomina del procuratore di Crotone, Domenico Guarascio, che dalla sua nuova postazione ha avviato numerosi e scottanti procedimenti, lo Stato si inceppa in una disputa su come misurare il suo merito e quello del magistrato ricorrente. Una disputa che richiederà mesi per la risoluzione da parte del Csm. Meglio un super-esperto di ‘ndrangheta, in una terra difficile come Crotone, o chi ha più anni di anzianità e gestione dell’ufficio sulle spalle? Questo il quesito al vaglio dell’organo di governo della magistratura dopo che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del sostituto procuratore di Cosenza Bruno Antonio Tridico annullando la delibera di conferimento dell’incarico a Guarascio da parte del Csm. Il paradosso è che un pm “da trincea”, che conosce a menadito le dinamiche mafiose di Crotone per averle indagate sul campo, rischia, in teoria, di essere rimosso.

Cosa succede ora

Cosa succede adesso dal punto di vista pratico? Chiariamo subito che non si vive in un limbo istituzionale e operativo. La sentenza del Consiglio di Stato è esecutiva. Ma la nomina di Guarascio è prorogata di fatto. La pratica torna alla Quinta Commissione del CSM, che deve riesaminarla. Conoscendo i tempi dell’organo di autogoverno, non si tratta di giorni, ma di mesi. Che fine fanno le inchieste e gli atti firmati da Guarascio? Questo è il punto che spesso allarma l’opinione pubblica.