Il risiko dietro le società nate durante la pandemia che incassarono 1,2 miliardi

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

E se i soldi delle mascherine cinesi farlocche arrivate in pandemia fossero finiti alla mafia di Pechino impegnata nella "Guerra delle grucce" tra Prato, la Campania, Milano e Roma? Lo spunto investigativo, per ora sulla carta, mette in relazione vicende apparentemente slegate.Nel 2020 la Procura di Roma con procedimento 37684 basato su Sos e informative della GdF ha indagato su Cai Zhong Kai detto Marco Cai, amministratore di Athena Engineering e Ge-Star, considerato dagli inquirenti di fatto - tramite la moglie Zhou Xiao Lu (che firma il primo contratto con le autorità italiane e quindi soggetto non sconosciuto) e altri prestanome come Pan Qiuhe - perno dei tre consorzi cinesi Wenzhou Moon-ray, Wenzhou light e, soprattutto, la Luo-kai trade. Luo-Kai in cinese significa Organizzazione (luò) di Kai. Parliamo di una società (Luo-kai trade) nata cinque giorni prima dell'affidamento delle mascherine per il tramite della "mediazione" dell'ex giornalista Rai deceduto Mario Benotti e della Whenzhou Light, nota sin dal 2006 agli inquirenti e alla Banca d'Italia per svariate segnalazioni legate anche al contrabbando. Sono gli ottocento milioni di dispositivi con il marchio Ce contraffatto, ugualmente sdoganati dalle Dogane grazie a una interpretazione "generosa" del Dl Aiuti deciso dal governo di Giuseppe Conte che ha indotto il Cts in errore sulla base di certificazioni e test report falsi, farlocchi eppure strapagati, costati all'Italia 1,2 miliardi. Nel vorticoso giro di affidamenti mediati da amici e conoscenti per le mascherine, di cui si discute da mesi in commissione Covid, erano indagati per traffico di influenze altri personaggi, accusati di reati aboliti o riformati nel 2024. L'ipotesi è che l'ex commissario all'Emergenza Covid Domenico Arcuri - archiviato per corruzione, "congelato" per abuso d'ufficio e traffico d'influenze, fosse d'accordo con loro tramite Benotti, con cui avrebbe scambiato 2.528 contatti tra gennaio e il 6 maggio 2020.E qui si torna a Cai Zhong Kai . Nato a Zhejiang il 25 dicembre 1976, lo scorso gennaio ha patteggiato un anno e otto mesi, con sospensione condizionale e non menzione, per frode in pubbliche forniture falso per induzione del Cts aggravati dall'essere forniture destinate a ovviare a comune pericolo. La sorella si chiama Cai Lifen, è sposata con Yu Hui, fratello di Yu Shi Zhou, tutti finiti in un'indagine della Dda di Roma nel 2006 assieme alla mamma Jin Xiurong. La famiglia Cai-Yu si avvaleva come gli altri della organizzazione composta da centinaia di soggetti attraverso la Euro Anda e la An.Da. guidate dal presunto capo della mafia cinese in Italia, vale a dire Zhang Naizhong. Nato in Cina il 24 aprile 1960, è legato alla Cheng Xin S.r.l., trade d'union tra le inchieste sulle mascherine e quelle partite nel 2006 su logistica, contrabbando e riciclaggio attraverso il fei qian (il "denaro volante") portate avanti dalla Dda che portano a Prato, a Roma, ma anche a Milano e in Campania: le operazioni sulla mafia cinese China Truck partite dalla società An.Da porterebbero a individuare in Zhang il capo di un'organizzazione che da anni controlla il trasporto merci tra Prato, Napoli (dove la consorteria aveva diversi immobili sequestrati), Parigi, Madrid e Berlino.