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31 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:47
Nessuna mascherina farlocca, nessuna truffa ai danni dello Stato. Si sgonfia, forse definitivamente, l’inchiesta sulle mascherine cinesi acquistate nella fase più acuta della pandemia. Dopo la posizione dell’ex commissario straordinario Domenico Arcuri, anche quella del suo stretto collaboratore Antonio Fabbrocini finisce fuori dal perimetro penale.
Il giudice dell’udienza preliminare di Roma ha disposto il proscioglimento per il dirigente che, all’epoca dei fatti, ricopriva il ruolo di responsabile unico del procedimento nella struttura commissariale. Le accuse nei suoi confronti – frode nelle pubbliche forniture, falso e abuso d’ufficio – si inserivano nella maxi inchiesta sugli acquisti di dispositivi di protezione individuale dalla Cina, un’operazione da oltre 800 milioni di pezzi e più di un miliardo di euro. Con lui sono stati prosciolti tutti i mediatori italiani, come l’imprenditore Andrea Tomasi. Il giornalista Mario Benotti, invece, è deceduto due anni fa e non ha potuto assistere al giudizio del gup. Chiesto il processo, per riciclaggio, solo per due indagati minori di origine ecuadoriana.






