Oltre il danno, ecco la beffa. L’affaire mascherine, si parla ovviamente dei tempi del Conte bis, s’ingrossa. La commissione d’inchiesta sul Covid, fortemente voluta da Fratelli d’Italia, ogni giorno che passa sta scardinando sempre più la narrazione giallorossa. Non è andato tutto bene. Già raccontato su Libero che milioni di dispositivi di protezione farlocchi avrebbero invaso le corsie degli ospedali di tutta Italia, con un conseguente danno economico miliardario, la novità è legata alla modalità dei pagamenti. Il governo avrebbe sborsato in anticipo denaro degli italiani per mascherine, che poi si sono puntualmente rivelate inadeguate, prima dei necessari controlli del Comitato tecnico scientifico. Tradotto: i soldi dei contribuenti sono stati sprecati ancor prima di sapere se ciò che si stava comprando fosse utile a prevenire i contagi.

$ stata la seconda parte della testimonianza in Commissione da parte di Fabio Ciciliano, oggi capo dipartimento della Protezione civile ma membro del famoso Comitato tecnico scientifico durante la pandemia, ad aprire il nuovo capitolo. «$ emerso, infatti, che le mascherine provenienti anche dalla Cina risultate inidonee sarebbero state pagate con soldi pubblici in anticipo rispetto ai controlli di idoneità da parte del Cts. I pareri, alcuni dei quali negativi, sarebbero stati emessi nel maggio 2020, i pagamenti per lo più tra marzo e aprile dello stesso anno», spiega a Libero Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Covid. Non solo. «Sarebbe emerso inoltre che la struttura commissariale avrebbe inviato al Cts mascherine con marchio inidoneo ammettendo integrazioni documentali ai fini della loro validazione, invece avrebbe dovuto segnalarle all’autorità giudiziaria. Su tutto questo continueremo a fare chiarezza», aggiunge Buonguerrieri.