Il capogruppo di FdI: "Fratelli d'Italia continua a ribadire la necessità che si faccia chiarezza e si vada fino in fondo nell'accertamento della verità e di eventuali responsabilità"

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Il caso Covid si è riaperto, con le tre fatture false nella partita da 1,2 miliardi di euro in mascherine contraffatte arrivate dalla Cina durante la pandemia. Potrebbero essercene altre, ma per ora l'attenzione è concentrata sul documento Commercial Invoice MR20CA30 del 21 aprile 2020 da 660mila euro per 300mila mascherine inservibili, pagate 2,2 euro l'una, partite da Shangai in direzione Malpensa e di altri due documenti per importi più alti."Quanto pubblicato oggi da Il Giornale conferma tutti i dubbi che stanno emergendo nella Commissione d'Inchiesta sul Covid sulla gestione della pandemia. In particolare riguardo la genuinità dei documenti che hanno portato al più grande affidamento diretto della storia della Repubblica: 1 miliardo 251 milioni di euro dato a consorzi cinesi sconosciuti per la fornitura di mascherine poi rivelatesi farlocche", ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. "Scelta che precluse l'opportunità di avvalersi di aziende italiane che, in pronta consegna, avrebbero potuto garantire la fornitura di mascherine a costi di gran lunga più contenuti. Fratelli d'Italia continua a ribadire la necessità che si faccia chiarezza e si vada fino in fondo nell'accertamento della verità e di eventuali responsabilità".Bignami ha anche richiamato all'ordine il leader dei pentastellati Giuseppe Conte, presidente del Consiglio ai tempi della pandemia: "Anziché continuare a minacciare i giornali e intralciare i lavori della Commissione, si faccia audire e racconti quello che sa riguardo a quello che dalle carte sta emergendo come il più grande scandalo della storia della Repubblica". Un invito, questo, arrivato anche dal direttore Tommaso Cerno: "Il nostro appello è che lei si sieda in Commissione e risponda alle domande che vengono poste dai commissari, in modo che gli italiani abbiano vera contezza di quella frase che lei pronunciò nel suo ufficio a Palazzo Chigi e che tutti ricordiamo: 'Ci riabbracceremo presto'. Ecco, perché questo abbraccio sia possibile, serve trasparenza".