L’onorevole di Fratelli d’Italia si è assunto la piena responsabilità delle sue dichiarazioni in commissione Covid, tra piano pandemico segreto, piano 2006 non aggiornato e non solo

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Questa mattina l’onorevole Galeazzo Bignami è stato audito in commissione Covid ma i gruppi di opposizione non si sono presentati. “Ritengo sia corretto che per i parlamentari sia previsto il privilegio di non dover rispondere delle dichiarazioni che rendono in un contesto parlamentare, come quello di una Commissione d'inchiesta. Pertanto dichiaro che mi assumo la responsabilità civile e, se del caso, anche penale di tutto quello che dirò”, ha detto il deputato di Fratelli d’Italia prima di iniziare, pronunciando la formula di giuramento standard alla quale sono tenuti i cittadini “civili” in sede di Commissione.“Il governo con il piano pandemico aveva un problema con la trasparenza”, ha spiegato Bignami, aggiungendo che “il ministero della Salute ad aprile 2020 non risponde alla mia richiesta di accesso agli atti del piano pandemico segreto. Non ho avuto risposta. Quindi ho rinnovato la richiesta con un'altra Pec e il ministero mi dice che non era disponibile a fornire gli atti del piano pandemico, quindi decido di fare ricorso al Tar. Mi è stato detto che non esisteva nessun piano segreto, ma questo piano pandemico segreto effettivamente esisteva”. Il senatore Pd Andrea Crisanti, ha proseguito Bignami, “all'epoca in una documentazione scritta redatta su incarico della procura di Bergamo scrisse che il piano pandemico del 2006 sarebbe stato utile ad affrontare l'emergenza”. In sede di audizione, poi, ha letto quella comunicazione e aggiunto: “Segnalo poi che esiste larga sovrapponibilità tra il piano pandemico del 2006 e il cosiddetto piano segreto”.Il piano pandemico 2006, ha proseguito Bignami in sede di audizione, “prevedeva esplicitamente il coinvolgimento della popolazione finalizzato al contrasto della diffusione del virus” e che alla sua richiesta agli atti avrebbe scoperto che il “piano segreto era privo di data. Si riproducono ampiamente i contenuti del piano pandemico del 2006”. Quest'ultimo, ha spiegato, è “come un sistema antincendio che ti permette di guadagnare tempo”. E alla domanda se abbia presentato un esposto, Bignami ha risposto positivamente indicando anche la data, “14 aprile 2021” ma quando gli è stato chiesto che fine abbia fatto ha dovuto ammettere: “Non lo so”. Per l’esponente di FdI, “attivare il piano pandemico del 2006 avrebbe significato di fatto autodenunciarsi, ovvero riconoscere che non era stato aggiornato questo piano”, anche se “nella task force del ministero della Salute erano presenti dei soggetti a cui sarebbe spettato l'aggiornamento del piano”.Quindi, l’onorevole ha affrontato anche i primi momenti del Covid, gennaio 2020, ricordando che il 23 gennaio di quell’anno “all'aeroporto di Fiumicino è atterrato un volo proveniente da Wuhan. Questo volo portava 202 passeggeri provenienti dalla Cina e le attività di controllo furono il termoscanner e poi furono liberi di circolare: non fu fatto alcun tracciamento”. Un dettaglio, quello della data, che non è irrilevante, perché “quando atterra l'aereo proveniente da Wuhan, la Repubblica popolare cinese chiude Wuhan. Cioè la Cina chiude Wuhan e i cittadini cinesi che arrivano da Wuhan noi li lasciamo liberi di circolare”. Ha anche sottolineato un richiamo alla riunione dell'Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, convocata il 17 gennaio 2020 per verificare le misure di contenimento del virus, con un focus specifico sugli aeroporti. In quell’occasione, ha detto, “dai verbali si legge: 'Italy update read out: Italy not present', cioè l'Italia non c'è” e sostiene di esserlo venuto a sapere perché “viene pubblicato un articolo del Guardian con cui sostanzialmente si legge dell'assenza dell'Italia, perché la mail non venne aperta. Tanto che anche il funzionario destinatario della mail conferma il fatto che l'Italia non partecipò a questo focus sugli aeroporti”