Il capogruppo di FdI si dimette da commissario per poter essere audito, facendo strada a Giuseppe Conte atteso il 4 agosto. Pd, M5s, Avs e Iv boicottano la seduta: «FdI interroga FdI»

«Attivare il piano pandemico del 2006 avrebbe significato di fatto autodenunciarsi». Dopo settimane di polemiche con il leader del M5s Giuseppe Conte, Galeazzo Bignami si presenta davanti alla Commissione Covid per mettere sotto accusa il governo giallorosso e il ministero della Salute, allora guidato da Roberto Speranza. Lo fa da audito, dopo essersi dimesso da commissario, in una seduta semideserta. Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e Italia Viva, infatti, danno forfait. «Di che cosa hanno paura? Che cosa hanno da nascondere?», attacca la meloniana Alice Buonguerrieri.

La sfida a Conte dietro l’audizione di Bignami

«Vedere Fratelli d’Italia che pone le domande a Fratelli d’Italia per permettere che vengano ripetute le solite teorie care a Fratelli d’Italia è semplicemente desolante», replicano nel pomeriggio le opposizioni in una nota congiunta, giudicando l’audizione «totalmente inutile ai fini dell’inchiesta» e funzionale soltanto a ridurre la Commissione a un «mero palcoscenico propagandistico».

L’audizione, piuttosto inusuale, nasce anche dal lungo braccio di ferro con Giuseppe Conte. L’ex premier aveva dichiarato già nell’ottobre 2024 di essere disponibile a farsi ascoltare, ma senza rinunciare definitivamente al proprio posto nella Commissione. Il nodo era procedurale: un parlamentare può essere audito, ma non dall’organismo di cui è contemporaneamente componente.