Fratelli d’Italia è tornato all’attacco nei confronti di Giuseppe Conte e del suo ultimo governo, tramite la commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. Le accuse ruotano attorno ad alcune forniture di mascherine non idonee, tra le altre cose. L’ex premier si è detto disponibile a rispondere in commissione, anche se in realtà ad oggi le regole parlamentari lo impediscono.
Il tema non è chiuso, e anzi, probabilmente tornerà a più riprese man mano che la campagna elettorale si avvicina: l'acquisto di mascherine protettive non idonee, avvenuto durante la pandemia da Covid-19, è finito ancora una volta al centro del dibattito politico. Fratelli d'Italia, tramite la commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione del Covid, continua ad attaccare frontalmente Giuseppe Conte. L'ex presidente del Consiglio risponde con toni duri.
A inizio giugno avevamo raccontato di come in commissione fosse scoppiato il caos – con l'opposizione che aveva abbandonato i lavori – alla notizia che il partito di Giorgia Meloni aveva incaricato alcuni suoi consulenti di interrogare dei cittadini italiani all'interno di commissariati di polizia. Una mossa che aveva violato le leggi e i regolamenti parlamentari sul tema, spingendo anche il presidente del Senato La Russa a inviare una lettera in cui chiedeva di rispettare le norme. Negli ultimi giorni, lo scontro si è riacceso per un'altra delle questioni che ritornano ciclicamente: le forniture di mascherine non idonee, acquistate dall'Italia nel 2020. Un tema su cui in commissione Covid sono già stati chiamati a testimoniare l'ex commissario Domenico Arcuri e molti altri soggetti più o meno competenti o interessati dalla materia.












