Tensione sulla gestione della pandemia da parte di Conte. "Faccia tosta". "Delirate"
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
"La sinistra ha la faccia come il Covid" è la felice sintesi dello psicodramma che stanno vivendo Pd e M5s pur di salvare il soldato Giuseppe Conte, a cui il capogruppo Fdi alla Camera Galeazzo Bignami chiede di rinunciare allo scudo penale e di dire la verità in commissione d'inchiesta dalla quale l'ex premier - nonostante le promesse e l'appello del presidente del Senato Ignazio La Russa ("Si dimetta un giorno e lo facciamo tornare) - non si è dimesso. Sappiamo per tabulas che il governo giallorosso ha sprecato 1,25 miliardi in mascherine false e dannose destinate a medici e infermieri, strapagando società cinesi fantasma e mediatori legati all'ex commissario all'Emergenza Domenico Arcuri. Che al tempo stesso ha lasciato friggere imprenditori italiani che di mascherine buone approvate dall'Inail avrebbero voluto riempire l'Italia, stracciando gli accordi e rifiutandosi di pagarli con la scusa che le mascherine non erano buone secondo il Cts. E qualcuno sostiene che è solo perché non si erano rivolti agli amici degli amici di Conte come Luca Di Donna e Stefano Esposito che chiedevano il 10% dell'appalto, costringendo il tribunale di Roma a risarcirli.I 100 milioni che il governo ha riconosciuto a Dario Bianchi di Jc Electronics sono un terzo di quanto avrebbe potuto incassare (a spanne 250 milioni più altri 20 di spese) se l'Avvocatura non gli avesse proposto una transazione. E la sinistra che fa? Anziché ringraziare, dice che l'ad è un amico di Giorgia ed è stato "ricompensato" per aver accusato Conte, espressione che usa lo stesso ex premier. Che ha la coda di paglia, perché Bianchi non si è mai permesso di prendersela con il leader M5s, che peraltro ha sempre detto che con Di Donna non ha più avuto rapporti dal 2018. Inoltre, Palazzo Chigi aveva presentato appello per evitare di pagare subito in solido la sentenza immediatamente esecutiva: la balla che le mascherine di Jc Electronics erano false è stata smontata in aula e in commissione Covid e dunque senza patteggiamento sarebbe arrivata una condanna certa e gli errori di Arcuri ci sarebbero costati il triplo. Come è emerso anche in commissione Covid la certificazione Inail non è stata comunicata per un errore materiale del braccio destro di Arcuri, Antonio Fabbrocini, che per "un difetto di comunicazione interno tra uffici" non aveva girato al Cts l'ok arrivato con una Pec alla Struttura commissariale."Invece che dire abbiamo fatto un gran casino, per fortuna hanno limitato i danni, la sinistra ci fa la lezioncina su come risolvere i problemi che hanno creato - sottolinea Bignami, che annuncia un contro esposto Fdi sulla vicenda - e lo fanno dietro quel bellissimo scudo penale, erariale e anticorruttivo al quale gli chiediamo di rinunciare e poi vediamo come va a finire". "Chi sbaglia paga", dicono i meloniani, che accusano anche l'ex ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, "che ora pretende di dare lezioni pensando che il tempo abbia cancellato la memoria", mentre per Alice Buonguerrieri "la sinistra sta portando avanti una campagna mistificatoria sulla transazione da 100 milioni di euro, capovolgendo totalmente la realtà dei fatti".Con il Movimento in un angolo ai Cinque Stelle conviene solo ribaltare la verità. "La propaganda può servire a coprire l'imbarazzo politico, ma non cambia la realtà", blatera il senatore M5s Marco Croatti, che non conosce affatto la vicenda tanto da sparare la fesseria secondo cui "nessuno conoscerà mai l'esito dell'appello, perché è stato il governo Meloni a chiudere la partita in anticipo".









