Pubblicato il: 11/06/2026 – 18:46
Non è più il tempo delle valigie piene di contanti. Le organizzazioni mafiose, e in particolare la ‘ndrangheta, oggi si muovono dentro circuiti economici e finanziari sempre più sofisticati, sfruttando competenze professionali, società di comodo, strumenti finanziari complessi e persino il mondo delle criptovalute. A confermare questo quadro è stato generale di divisione Vincenzo Molinese, comandante del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, in un’intervista pubblicata dal Sole 24 Ore a firma di Ivan Cimmarusti.Il cuore della riflessione è semplice quanto inquietante: il riciclaggio non consiste più soltanto nel “ripulire” denaro sporco, ma nell’inserire capitali criminali direttamente nei meccanismi dell’economia legale, spesso rendendo difficile distinguere il confine tra impresa e criminalità.«Si registrano spesso complicità di professionisti, facilitatori, prestatori di servizi che permettono alle organizzazioni criminali di andare oltre i metodi tradizionali di riciclaggio», osserva Molinese. Un passaggio che assume un significato particolare se letto alla luce della storia recente della ‘ndrangheta, oggi considerata da molti investigatori la più potente e ramificata organizzazione mafiosa italiana, grazie alla sua capacità di operare contemporaneamente nei territori d’origine e nei mercati internazionali.Il comandante del Ros evidenzia come la sfida si sia ormai spostata su una «finanza più sofisticata», dove entrano in gioco esperti di intelligence finanziaria, strumenti derivati, piattaforme digitali e «cripto-attività», spesso collegate a circuiti internazionali che rendono più difficile seguire il denaro. In questo scenario, la tradizionale attività investigativa deve affiancarsi a competenze tecnologiche e finanziarie sempre più avanzate.








