«Un thriller paranoico in stile anni Settanta»; e «un’esplorazione ulteriore, se non addirittura un discendente spirituale di Incontri ravvicinati del terzo tipo». Così lo sceneggiatore David Koepp – che per Steven Spielberg ha già scritto Jurassic Park, due Indiana Jones e La guerra dei mondi – descrive Disclosure Day in una recente intervista. Entrambe le sue letture affiorano immediatamente all’inizio del nuovo film di Steven Spielberg, da oggi in sala, che apre su un furto, seguito da caccia all’uomo nei pressi di un laboratorio.

La scena d’azione, nella notte, è in parte illuminata come certi momenti di E.T. e Incontri ravvicinati – gli spot di luce blu e arancione: il freddo minaccioso e il caldo dell’empatia- visibili nell’inquadratura (alla fotografia, è Janusz Kaminski), un leit motiv stilistico/narrativo che continuerà con la storia.

IL BRACCATO è Daniel Kellner (Josh O’ Connor), genio della matematica, esperto in cybersecurity, che sta scappando con uno zaino pieno di chiavette contenenti un segreto che vuole condividere con il mondo. Un esercito di minacciosi figuri governativi, sotto le direttive di Colin Firth, passa il film a cercare di impedirglielo. A tutti i costi ( spettacolare l’inseguimento con treno) anche impossessandosi telepaticamente delle persone, a distanza.