Il film si incrocia con la desecretazione dei file sugli U.F.O, passando come introduzione favolistica a presunte imminenti rivelazioni. Eppure non riesce a entrare in contatto con l’immaginario contemporaneo.
Appena uscito sugli schermi, Disclosure Day, ideato e diretto da Steven Spielberg, si propone come uno dei film più importanti dell’estate 2026, alle spalle dell’attesissimo The Odyssey di Christopher Nolan, previsto per il 16 luglio.
L’incrocio tra film e politica trumpiana
Come ormai tutti sanno, il giorno della rivelazione del titolo è quello in cui il contenuto dei documenti audiovisivi in possesso del governo americano riguardanti la presenza di alieni sul nostro pianeta viene rivelato, appunto, all’opinione pubblica mondiale. Nel film, ciò avviene in maniera avventurosa e acrobatica, come nella tradizione degli action-movie spielberghiani. Ed è altrettanto noto che, nella realtà, l’amministrazione Trump ha recentemente avviato una procedura di progressiva desecretazione di tale patrimonio documentale, iniziativa che lo stesso presidente ha così illustrato: «Sulla base del grande interesse mostrato, incaricherò il segretario della guerra e agenzia competenti di iniziare il processo di identificazione e il rilascio dei file governativi relativi alla vita aliena e extraterrestre (…) God bless America». Per amore o per forza, così, il film di Spielberg si incrocia con la politica trumpiana, tanto che le leggende virtuali circolanti in Rete mettono sull’avviso che l’uscita al cinema di Disclosure Day altro non sarebbe che l’introduzione favolistica a imminenti rivelazioni del governo Usa, allo scopo di attutire ogni rischio di choc culturale dell’umanità intera, posta di fronte a sconvolgenti e straordinarie rivelazioni. Introduzione che tanto favolistica poi non sarebbe, come sostengono coloro che si sono già messi alla caccia di informazioni inedite, verissime, all’interno del racconto imbastito da Spielberg.













