Arriva in sala un grande film, anzi probabilmente un capolavoro, che ha il coraggio di lasciarci volutamente interdetti. Quanto affascinati. Pone una domanda ai limiti della fantascienza e della razionalità. È Disclosure day, il nuovo film di Steven Spielberg, uno dei due eventi cinematografici dell’anno, insieme a Odissea di Christopher Nolan (dal 16 luglio). Un duo cinematografico che consentirà alla Universal Pictures di monopolizzare gli schermi dell’estate.

Se il progetto Search for extraterrestrial intelligence (Seti) si basa sui radiotelescopi usati per cercare eventuali messaggi radio di forme di vita intelligente, quello che manda il maestro della fantascienza cinematografica all’intero genere umano è invece un messaggio alto. Quello di un cinema d’impronta umanistica su una civiltà giunta al suo ultimo stadio. Proprio come i possibili visitatori alieni che sarebbero già stati sulla Terra – venendo ancora oggi per studiarci – e che sarebbero arrivati da una dimensione “oltre” lo spazio-tempo per noi concepibile, Spielberg realizza a sua volta un film che va oltre ogni confine. Ma per poi tornare meglio al punto di partenza. Cioè all’umano ritrovato, all’umanità ritrovata. Forse per una nuova (ri)partenza, come il misterioso e intensissimo finale (un messaggio nel nero, sul quale non diremo di più) sembra suggerire.