Per una parte di pubblico, il nuovo film di Steven Spielberg non è solo un film. “Disclosure Day” in arrivo il 10 giugno in Italia, sarebbe la prova che il regista sa qualcosa sugli extraterrestri e ha scelto il cinema per raccontarcelo. Su X, su Reddit e nei seguitissimi podcast dedicati agli UFO non si parla di sospensione dell’incredulità: si è convinti che il film sia tratto da fatti reali, l’apice di una vera disclosure. Una rivelazione pilotata. E il tempismo non potrebbe essere dei migliori.
L’ufologia vive una seconda primavera da quando il governo statunitense, complici le famose audizioni al Congresso degli ex agenti dell’intelligence e il recente programma PURSUIT voluto da Trump, ha cominciato a desecretare alcuni documenti su oggetti non identificati.
Nel 1938 era bastato un radiodramma di Orson Welles sull’invasione marziana a gettare nel panico mezza America; oggi, immersi in continue crisi internazionali, se Spielberg chiudesse il film annunciando la data del primo contatto, la maggioranza del pubblico passerebbe oltre. Ma per la nicchia ufologica, il momento è proficuo e questo cortocircuito è linfa vitale: il fascino del mistero si alimenta proprio del contrasto tra l’indifferenza generale e l’imminenza di una verità nascosta. E lì in mezzo, ora, siede Steven Spielberg.















