Ci sono persone stimabili ed esperte che da qualche tempo si esprimono sulla cosiddetta “patrimoniale”, ovvero su un aumento delle tasse sui grandi patrimoni. Ne vedo di esperte e stimabili, e con motivati argomenti, parlarne a favore oppure contro (oppure un po’ a favore e un po’ contro, in casi ulteriormente credibili). La cosa che mi sembra scavalcata da queste discussioni (interessanti nella comprensione delle cose, efficaci per certe propagande, insignificanti nei fatti: non ci sarà mai nessuna patrimoniale) è la motivazione alla base della scelta eventuale. Mi sembra, ovvero, che la motivazione dovrebbe essere l’opportunità di ottenere più risorse economiche per le istituzioni pubbliche in modo che queste risorse vengano utilizzate proficuamente per il bene delle comunità (per esempio – tra le altre cose – riducendo le disuguaglianze attraverso progetti pubblici costosi a favore di chi invece patrimoni non ne ha proprio, e ha pochi strumenti per crearne).
Insomma, la funzione delle tasse.
Mi pare invece piuttosto palese che per molti proponenti e molti suoi sostenitori una tassa di questo genere sia motivata da un intento “punitivo” o di vaga e sterile “giustizia” fine a se stessa, in un’antica e fallimentare idea che per ottenere uguaglianza sia più facile peggiorare le condizioni dei privilegiati piuttosto che migliorare quelle dei disagiati.














