Patrimoniale La destra strumentalizza ma ciò non toglie che è una parola che allarma, certo senza motivo, una gran massa di contribuenti, a cominciare dai milioni di proprietari della loro casa
Un partito politico o una coalizione, devono saper costruire un proprio discorso pubblico: offrire le cornici concettuali e gli schemi interpretativi attraverso cui si formano e si trasformano le opinioni politiche dei cittadini. La battaglia politica è sempre, anche, un conflitto per il controllo del linguaggio, per imporre (o contrastare) le parole con cui quotidianamente si leggono i fatti politici e si fa la politica. Ebbene, in vista delle prossime elezioni, secondo me «patrimoniale» è parola che andrebbe evitata. Sia chiaro, una tassa sulla ricchezza, sui patrimoni – se e quando ci sarà mai un governo di sinistra – andrà fatta. Ma non serve a nulla parlarne ora nel modo in cui lo si fa e nel modo con cui la destra ci costringe a parlarne.
Emiliano Brancaccio ha spiegato molto bene la pretestuosità delle obiezioni di natura economica che vengono fatte all’idea di un prelievo sulle fasce più alte di reddito e di ricchezza patrimoniale. Sul piano politico, invece, il suo ragionamento non convince.














