La patrimoniale è una parola che arriva già colpevole. Prima ancora di essere definita, sembra minacciare tutto: la casa, il risparmio, la prudenza di una famiglia, il reddito di chi già versa ogni mese. È qui che il discorso si perde. Perché una tassa senza confini non è una riforma: è una paura. E una paura, in politica fiscale, produce solo due reazioni: difesa e fuga.
Il primo gesto, quindi, non è chiedere di più. È dire con esattezza chi non deve essere toccato: fuori la casa ordinaria, fuori il risparmio prudente, fuori il reddito di chi già paga tutto sotto lo sguardo dell’Irpef. Il riferimento Oxfam serve come ordine di grandezza, non come bandiera. Nello scenario più selettivo, il contributo riguarderebbe lo 0,1% più ricco: circa 50 mila adulti con patrimonio netto oltre 5,4 milioni. Sotto nulla; sopra solo l’eccedenza, con aliquote marginali dell’1, 2 e 3%. Gli esempi contano più degli slogan. Chi possiede 6 milioni netti pagherebbe 6 mila euro l’anno. Chi ne possiede oltre 10 netti meno di 60mila. Non è una confisca: è una quota della sicurezza estrema restituita alla comunità che la rende possibile.
Il gettito potenziale sarebbe intorno ai 13,2-15,7 miliardi l’anno. Non è una cifra salvifica: non risolve da sola sanità, scuola, produttività e debito. Ma basta per pretendere che ogni euro abbia uno scopo visibile!






