Per frenare il tentativo della leader del Pd di dire finalmente qualcosa di sinistra, l’idea di mettere la patrimoniale al centro del programma elettorale del campo largo.
E giù editoriali e interviste, dove senza nemmeno sapere che ipotesi di patrimoniale abbia in mente Schlein, le intimano di cambiare strada.
Dal «non funziona» al «è bellissima ma non si può fare», mettendo sul tavolo argomenti spesso sbugiardati dalla realtà o supposizioni campate per aria.
Primo problema: se oggi stendiamo un tappeto rosso con fior fior di esenzioni fiscali ai super ricchi stranieri perché trasferiscano la loro residenza fiscale in Italia, domani cosa vogliamo fare, tassare i ricchi? Un minimo di coerenza per favore, in un paese dove la ricchezza media è di 185mila euro, e dove dal 2020 la ricchezza dell’italiano medio è scesa del 10%. Poveri e meno poveri che convivono con 2.600 super-ricchi con un patrimonio superiore a cento milioni di dollari, e 62 miliardari con un patrimonio complessivo che è cresciuto del 23% nel 2024, fino ad arrivare a circa 189,8 miliardi di euro.
Per chi rema contro c’è sempre anche un altro grande problema. Fatta la patrimoniale oggi, i ricchi e i loro capitali domani se ne vanno.













