Recentemente la segretaria del Partito Democratico, in un’intervista, ha affermato piuttosto incautamente che un’imposta patrimoniale per i super ricchi non sarebbe uno scandalo, l’aggettivo super qui è importante.
Subito è stata messa al muro dal plotone d’esecuzione dei giornali della destra che hanno accusato, in maniera molto generica, la sinistra di mettere le mani nelle tasche dei cittadini. L’occasione polemica era molto ghiotta ed è stata subito colta.
Si tratta di un’idea brillante o di un colpo del sole quasi estivo? Potrebbe esser un colpo di sole, non di quello nostrano ma di quello della California, perché in questo Stato si sta dibattendo oggi vivacemente dell’introduzione di un’imposta sui super-ricchi, quelli che provengono in genere dalla Silicon Valley. Si tratta del Billionaire Tax Act che prevede un’imposta una tantum del 5% sui patrimoni superiori al miliardo di dollari, ripartita in cinque anni.
Dai calcoli di due economisti, Saez e Zucman, che da anni studiano il fenomeno dei super-ricchi e sostenitori della proposta, risulta che nel Golden State 250 famiglie, cioè lo 0,001% del totale, possiedano una ricchezza finanziaria pari alla metà del Pil californiano. D’altra parte, il disavanzo dello Stato per sostenere pensioni e cure sanitarie è diventato enorme. Da qui l’idea di una tassa una tantum sul patrimonio dei ricchissimi.














